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venerdì 16 novembre 2012

Sesso: l'ossitocina rende l'uomo fedele

L'ormone amico della monogamia di coppia. 08:30 - Volete essere certe della fedeltà del vostro lui? Dopatelo di ossitocina. Questo ormone, infatti si è dimostrato grande alleato della fedeltà coniugale. Una ricerca tedesca ha scoperto che gli uomini impegnati in una relazione stabile mantengono con più frequenza le distanze nei confronti di una donna sconosciuta, anche se la considerano molto attraente, se fanno registrare alti livelli di questo ormone. Lo studio, coordinato da Rene Hurlermann dell'Università di Bonn e pubblicato sul 'Journal of Neuroscience'. ha dimostrato che l'ormone ossitocina, prodotto nel cervello dall'ipotalamo, è coinvolto nella formazione delle relazioni sociali, in particolare quelle sentimentali e familiari. Questa molecola riesce in pratica a mantenere la monogamia delle relazioni. Se un uomo, "drogato" di ossitocina, è avvicinato da una donna molto affascinante e mai incontrata prima è più propenso a fuggire con maggiore determinazione da una possibile scappatella. "Precedenti studi - ha spiegato Hurlemann - hanno dimostrato che l'ossitocina gioca un ruolo nell'aumentare la fedeltà tra gli animali. La nostra ricerca è la prima a dimostrare che l'ormone regola la fedeltà anche tra gli esseri umani". Gli esperti però mettono in guardia: l'ossitocina allontana davvero gli uomini accoppiati da una relazione extraconiugale, ma non sembra esercitare lo stesso effetto sui single.

Fonte: Tgcom24

Predire il futuro, si può?

Secondo alcuni ricercatori della Northwestern University e della University of California ognuno di noi può leggere il proprio futuro. Ecco perché.

Prevedere il futuro. Se sapessimo cosa sta per accaderci potremmo cambiare il flusso delle cose? Basare le proprie scelte su una predizione potrebbe essere un vantaggio o falserebbe la realtà al punto da rendere falsa la predizione stessa? Esiste un destino per ognuno di noi, un percorso già tracciato che qualunque vecchina all’angolo della strada può leggere sul palmo della nostra mano o nei tarocchi? Sembrano le domande perfette per una serata tra amici trascorsa a parlare di niente o per una sceneggiatura di un kolossal di Hollywood e invece è, più o meno, la materia oggetto di studio di un gruppo di ricercatori.

Alcuni studiosi della Northwestern University e della University of California stanno infatti lavorando sull’attendibilità scientifica di quella che è comunemente chiamata “veggenza” e hanno effettivamente scoperto che negli esseri umani è insita la capacità di prevedere il futuro anche senza l’aiuto della celeberrima sfera di cristallo.

Stando alla loro indagine, del tutto scientifica, i soggetti da loro studiati in laboratorio si sono dimostrati in grado di dare vita ad un’ “attività anticipatoria anomala” in quanto, se sottoposti a particolari stimoli “imprevedibili”, hanno prodotto un’attività biologica post-stimolazione che conteneva in sé lo stimolo stesso (che, però, in teoria avrebbe dovuto essere segreto perché imprevedibile) ed era quindi già indirizzata.

producono una diversa attività biologica post-stimolazione. La cosa curiosa è che l'attività in questione precedeva lo stimolo stesso ed era già indirizzata. “Le reazioni anticipatorie alle quali si riferisce la ricerca, situata chiaramente in laboratorio, sono molto deboli- ha dichiarato lo psicologo Patrizio Tressoldi che ha preso parte alla ricerca- ma uno degli aspetti più interessanti è dato dal fatto che questi segnali sono amplificabili attraverso semplici algoritmi, il che darebbe al soggetto la consapevolezza dell’evento imminente e la possibilità di agire come crede”. Diventeremo a breve tutti veggenti?

Fonte: Donna.libero.it

Lasciare morire i malati di Sla?

La soluzione del problema potrebbe essere questa: lasciarli morire. Perché questo si rischia se il governo non interverrà, come aveva promesso, sulle richieste dei malati di Sclerosi laterale amiotrofica. Perché la maggioranza prima aveva approvato, in Commissione affari sociali, un impegno di 900 milioni di euro per tutte le esigenze sociali (quindi anche quelle riguardanti la Sla). Di fronte all’indignazione dell’opinione pubblica e della politica, il ministro Grilli aveva garantito che sarebbero stati trovati i fondi per le disabilità. Invece gli stanziamenti sono stati tagliati in sede di Bilancio, e da 900 si è scesi a 500, di cui 300 alle politiche sociali e 200 alla non autosufficienza. I malati avevano annunciato che dal 16 novembre avrebbero ripreso lo sciopero se le loro richieste non fossero state accolte. E così hanno fatto: stamattina hanno iniziato a mettere in atto sciopero della fame al 50 per cento, con un rischio che è facilmente intuibile sulle conseguenze.


Ikea si scusa: negli anni 70 ha utilizzato lavoro forzato di detenuti comuni e politici della Ddr

Il gigante svedese Ikea si è detto «profondamente dispiaciuto» per avere utilizzato il lavoro forzato dei prigionieri politici nelle fabbriche dell'ex Germania comunista. L'azienda ha incaricato il consulente Ernst&Young di approfondire la vicenda, che risale agli anni '70. Una relazione, pubblicata ora, conferma che i prigionieri politici e i criminali venivano effettivamente obbligati a lavorare per i fornitori di Ikea. I rappresentanti del colosso dell'arredamento fai-da-te al tempo, inoltre, sapevano che i prigionieri politici potevano essere usati. Ikea - scrive la Bbc - passò degli ordini all'allora Ddr negli anni '70.

Ex detenuti arrestati della Stasi, la temuta polizia segreta comunista, hanno affermato tempo fa di avere lavorato per l'azienda svedese, affermazioni che hanno spinto Ikea a commissionare la ricerca a maggio. È probabile ora che gli ex prigionieri ricevano degli indennizzi. «Siamo profondamente dispiaciuto che ciò sia potuto accadere. Usare i prigionieri politici per la produzione non è mai stata un'idea accettata dal Gruppo Ikea», ha dichiarato Jeanette Skjelmose, manager per la sostenibilità dell'azienda, aggiungendo che Ikea attualmente ha uno dei più rigorosi codici di condotta per fornitori e ciò, assieme a la stretta collaborazione con i fornitori e le ispezioni esterne, riduce il rischio che una cosa simile non si ripeta più.


Incendio su una piattaforma petrolifera nel golfo del Messico

Fiamme su una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, a poco piu' di 50 chilometri dalle coste della Lousiana, fanno rivivere l'incubo marea nera del 2010.A 24 ore di distanza dalla multa record a Bp da 4,5 miliardi di dollari, il nuovo incidente fa temere il peggio: il bilancio e' ancora provvisorio ma ci sarebbero quattro persone in condizioni critiche in ospedale e altre due disperse, secondo la Guardia Costiera. Le autorita' rassicurano: non ci sono pericolose perdite di petrolio. In mare sarebbero finiti un massimo di 28 galloni di petrolio (un gallone           sono circa 3,8 litri).

I quattro feriti sono stati trasportati al West Jefferson Medical Center, vicino a New Orleans, con ustioni di terzo e quarto grado sulla maggior parte del corpo. L'incendio e' divampato intorno alle 9 del mattino locali, quando a bordo della piattaforma c'erano circa 26 persone.

Ora le fiamme sono state completamente domate e spente. Un team di ispettori ambientali di Washington si sta recando sul luogo per valutare i danni. L'incidente ha infatti subito riaperto nella capitale americana il dibattito sulle trivellazioni offshore.

Il parlamentare Ed Markey ha subito messo in guardia: il caso fa sorgere dubbi sulla sicurezza delle trivellazioni offshore e mostra come "non si e' ancora in grado di garantire la sicurezza per chi lavora sulle piattaforme".

La piattaforma dove si sono sviluppate le fiamme per motivi non ancora chiari e' di proprieta' di Black Elk Energy, una societa' con sede a Houston il cui amministratore delegato, John Hoffman, ha lavorato in precedenza per lungo tempo in Amoco, il gruppo petrolifero americano acquistato da Bp. Black Elk - in mattinata - ha detto di essere impegnata ad acquisire informazioni sui fatti e che probabilmente avrebbe avuto un quadro piu' completo dell'accaduto nel pomeriggio.

Fonte: Rainews24.it

Facebook lancia un’app per il lavoro e affronta Linkedin

La Social Jobs App include i più noti servizi di reclutamento professionale TORINO Facebook balza nel settore del reclutamento professionale con un’app che si appoggia ai servizi più noti, da Monster a BranchOut. Il software, lanciato ieri, attualmente raccoglie 1.700.000 annunci di lavoro e fa parte del progetto denominato Social Jobs Partnership, che la società ha formato nell’ottobre del 2011 in collaborazione con il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti e tre organizzazioni non profit. L’inizitiva segna un cambiamento per Facebook, che tradizionalmente punta sulla creazione di reti personali, mentre LinkedIn, con i suoi circa 187 milioni di iscritti (allo scorso 30 settembre), si è finora aggiudicata il primato nel networking professionale. Ma se l’operazione decolla, potrebbe trovarsi di fronte a un concorrente diretto e avvantaggiato da una diffusissima rete di utenti.

La Social Jobs App si serve degli elenchi di Monster, BranchOut, DirectEmployers Association, Work4Labs e Jobvite. Chi cerca lavoro può interrogare il sistema in base al settore, alle parole chiave e alla posizione. C’è anche uno speciale filtro per i «veterani».

Nel comunicato di lancio , Facebook cita la debolezza dell’economia come fonte d’ispirazione per il nuovo programma e sottolinea la propria capacità di fornire un reale aiuto: circa la metà dei datori di lavoro «utilizza Facebook per le selezioni ai fini di un’assunzione». Oggi il servizio funziona negli Usa e in Gran Bretagna, ma la versione italiana potrebbe arrivare a breve.

Fonte: Lastampa.it

mercoledì 14 novembre 2012

Pianeta perso nello spazio

Rappresentazione artistica del pianeta
 CFBDSIR2149 (ESO/L. Calçada/P.
Delorme/Nick Risinger/R. Saito/VVV Consortium)
Un pianeta orfano che vaga per lo spazio, senza nessuna stella madre attorno a cui orbitare. E' quanto pensano di aver identificato gli astronomi grazie al VLT dell'ESO e al CFH delle Hawai. Si tratta del più credibile candidato a 'pianeta interstellare' finora scoperto, e del più vicino al Sistema Solare, a una distanza di circa 100 anni luce.




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